Tachina

martedì 4 aprile 2017

Testimonianza Stefania Sau





 Ricevo e con gioia pubblico la testimonianza di Stefania Sau,  l'ultima amica-volontaria qui a Tachina.

Fratel Maurizio




Mi e' molto difficile raccontare cose abbia significato per me l'esperienza a Tachina; anche se sono tornata alla mia vita ormai da quasi un mese, sento ancora un vortice di emozioni e sensazioni ogni volta che penso alle due settimane passate alla missione.
Ma ho promesso a Fratello Maurizio di scrivere qualcosa e, in piu', spero che le mie parole riescano ad incoraggiare qualcun altro a fare le valigie e partire per l'Ecuador per vivere questa straordinaria avventura.
Il mio primo giorno alla missione e' stato strano: complici la stanchezza per il lungo viaggio e l'emozione, mi sentivo  un po' spaesata e non sapevo bene cosa fare. Per la cena, mi sono seduta con gli ospiti e ho provato ad "aiutare" signora Jessica a metterli a letto, ma ancora non capivo affatto cosa mi aspettasse.
Il mio "battesimo" e' arrivato il secondo giorno: sveglia alle cinque e di corsa a svegliare le signore e ad aiutarle a lavarsi e vestirsi; mentre cercavo di fare (con molta fatica) la mia parte, guardavo ammirata signora Jessica e signora Yina, che con incredibile destrezza e forza assistevano tutte le ospiti una per una e le preparavano per la colazione: io nel mentre pensavo di aver avuto una pessima idea a venire fin li' perche' non mi sentivo ne' mentalmente ne' fisicamente pronta. Devo dire che i primi tre giorni sono andati cosi': mi sentivo goffa e impacciata e non sapevo come rendermi utile.
Tuttavia col passare del tempo e, soprattutto, grazie al prezioso aiuto del personale e degli ospiti, ho iniziato ad adattarmi e a prendere il ritmo delle giornate a Tachina; pian piano il lavoro fisico e' diventato piu' leggero e non perche' di colpo mi siano spuntati i muscoli (quelli ancora non ce li ho!), ma perche' mi sono ricordata della ragione per cui mi tovavo li': in passato, mi era capitato di fare altre esperienze di volontariato, ma si trattava - come dire - di cose "semplici";  andavo al posto stabilito per qualche ora e poi tornavo alla mia vita di sempre, senza farmi troppe domande e senza passare davvero del tempo con la gente che mi trovavo ad assistere. Questa volta pero' era diverso: questa volta non tornavo a casa mia a fine giornata, questa volta la mia casa era la stessa degli ospiti della missione; quindi, dopo i primi momenti di confusione, ho iniziato a fare quello che non mi era riuscito in passato: conoscere le persone, ascoltarle, fargli domande sulla loro vita e sul loro paese...insomma, ho iniziato a tormentare tutti con la mia curiosita'!
Ciascuno di loro - sia gli ospiti che i collaboratori - mi ha dedicato il proprio tempo, mi ha ascoltato e ha risposto pazientemente alle mie domande, mi ha fatto sentire accettata, apprezzata e utile e tutto questo in cambio di niente, perche' il poco aiuto che ho potuto dare e' stato minuscolo in confronto a quello che ho ricevuto; soporattutto gli ospiti della missione mi hanno fatto sentire a casa: mi hanno trattato come una figlia o una nipote e, alla fine, invece di essere io ad assistere loro, e' successo il contrario.
Quando sono andata via da Tachina, riprendere la mia vita di sempre e' stato molto difficile: a Londra, dove vivo, la gente e' sempre di corsa ed e' facile ignorare chi ha bisogno, perche' si e' cosi' occupati ad accumulare cose e ad inseguire una vita "perfetta" che purtroppo si perdono di vista molti dei valori che contano davvero, come la compassione e l'altruismo.
A Tachina la vita e' tutt'altro che perfetta: non c'e' molto da accumulare e le storie di alcuni degli ospiti ti provocano profonda tristezza e ti fanno seriamente dubitare della bonta' ed onesta' del genere umano; pero', ogni mattina, tutti ti sorridono, anche quelle persone che sono state prese a calci e pugni dalla vita; tutti si prendono cura l'uno dell'altro, si preoccupano per te, si prendono il tempo per insegnarti e spiegarti, per ascoltarti e per trattarti con un'umanita' che nel "primo" mondo e' sempre piu' rara...
Queste poche riflessioni ovviamente non sono sufficienti per dare un'idea di quello che passare del tempo all'Asilo de Ancianos ha significato per me: certe cose forse bisogna viverle sulla propria pelle per capire quanto siano speciali; tuttavia, da quando son tornata a Londra, mi torna spesso in mente una storia che ho letto sul blog della missione mesi fa -quando ero ancora indecisa se partire o no; la storia racconta di un bambino che cammina sulla spiaggia e vede tante stelle marine sul bagnasciuga: per salvarle inizia a ributtarle in acqua, una per una, ma qualcuno gli dice che il suo gesto e' inutile perche' non potra' riportarle tutte in mare; allora il bambino guarda la stella che tiene in mano e risponde che almeno per quella non sara' stato inutile. La mia esperienza in Ecuador e' stata esattamente cosi', con una piccola differenza pero': la gente di Tachina era il bambino e la stella che e' stata salvata ero io.

Nessun commento:

Posta un commento