Tachina

domenica 21 febbraio 2016

Articolo Elena Giovanella

Elena, nostra "vecchia" volontaria, con la sua amica Ornella è venuta a visitarci qui a Tachina e hanno trascorso qualche giorno con noi (dal 16 al 18 Gennaio).
Ci ha scritto da Khartoum, dove attualmente  vive e lavora come anestesista di "Emergency".
Grazie di cuore Elena per la tua amicizia e la tua sensibilità.......



TACHINA-ECUADOR 2016

TRES HERMANOS E LOS ANCIANOS

Scendendo dai 2800 metri di Quito, si attraversano valli ricoperte da una lussureggiante e rigogliosa vegetazione, ogni quadrato di terra è occupato da piante ad alto fusto, il clima mite e fresco umido delle alture andine crea questo polmone verde ecuadoregno che ancora resiste alle multinazionali delle costruzioni. La strada scende fra i tornanti verso la zona costiera dove la vegetazione cambia di colore e di qualità, se non fosse che manca la “polvere rossa” parrebbe quasi di essere su un altro equatore, quello africano... I bananeti, le capanne lungo la strada, i colori accesi del cielo e degli alberi e le facce scure delle persone mi ricordano la Sierra Leone. Anche i primi africani che vennero portati come schiavi in Ecuador, dopo che i “conquistadores” spagnoli ebbero trucidato migliaia di indigeni, riconobbero questa terra cosi lontana eppure così simile alle loro zone d’origine e chiamarono Esmeraldas la città in cui approdarono.
Esmeraldas è soprannominata la città “nera” per le origini africane dei suoi abitanti, le case sono basse e tutte colorate; le strade attraversate da decine di matasse inestricabili di cavi elettrici e telefonici;  il lungo mare è pieno di carretti di venditori di cibo e gelati, banane, avocado e pesce, tutto fritto; ombrelloni e tante famiglie del posto che si godono il mare, anzi l’oceano grigio e sempre mosso con le onde lunghe che si abbattano sulla spiaggia.
Il porto di Esmeraldas dove Fr Pietro va a comprare l’ ottimo pesce “dorado”, contrattandone il prezzo ogni volta, è tutto un  pullulare di barche che arrivano per caricare e scaricare il pescato fresco. Ci racconta Fr Maurizio che le barche stanno via anche giorni interi per riempire le stive di pesce e spesso alcuni pescatori non fanno ritorno o vengono derubati del carburante dai pirati che li abbandonano in mare aperto dove solo la speranza che passi un'altra barca li può salvare. Il marito della assistente sociale che lavora a Tachina è uno di loro. Neomicia, questo è il suo nome, vive nell’angoscia ogni volta che il marito lascia il porto. Lei è una energica donna che collabora con i fratelli nella selezione degli anziani da ammettere all’Asilo. Ogni segnalazione viene infatti valutata per essere sicuri di ammettere chi veramente non ha più né familiari né soldi per potersi mantenere o per pagarsi un’assistenza a casa.

L’Asilo de Los Ancianos a Tachina nasce nel 1987 quando il secondo vescovo di Esmeraldas, Mons Bartolucci, riceve in dono un terreno da un palestinese che si chiamava Bishara (da qui il nome Asilo Esposos Bishara) e decide di costruire un ricovero per anziani senza fissa dimora e darlo in gestione alle suore del Sacro Cuore. La struttura viene poi affidata ai fratelli cottolenghini e negli anni 90, grazie al supporto economico della diocesi tedesca di Monaco iniziano i lavori di ampliamento della struttura: si costruiscono la foresteria, la lavanderia e un’infermeria. Dal 2007 a oggi vengono costruite la fisioterapia e la sartoria, grazie anche alla generosità di molti amici italiani, tra i quali le Parrocchie d’origine dei Fratelli e l’ Associazione Volontari Cottolengo Mission Hospital  Chaaria-Kenya.
Lo stato ecuadoregno sostiene meno di un terzo delle spese annuali dell’asilo, il resto è affidato alle donazioni dei privati, alla Casa Madre e…alla Provvidenza!
L’asilo ospita 37 anziani di cui 16 incapaci di deambulare e 6 non vedenti. Il personale locale è formato da 4 ragazzi e 2 donne che si occupano dell’igiene dei malati e delle pulizie delle camere, una fisioterapista che segue 26 malati con una media di 8-9 pazienti al giorno, una animatrice e i tre fratelli cottolenghini che si occupano di tutto: amministrazione, cura dei pazienti, organizzazione della struttura, coltivazione della terra. Ciò che in Italia richiederebbe il quadruplo dello staff qui lo fanno solo loro: i malati vengono lavati, nutriti, fatti muovere e accuditi con pazienza di giorno e di notte.
Seguiamo Fr Roberto che medica le piaghe e distribuisce le medicine, accompagna a tavola chi cammina con fatica e spinge le carrozzine degli altri, Fr Maurizio che aggiorna le cartelle cliniche di tutti i pazienti e accompagna i medici nella visita mensile dei malati e Fr Pietro, veterano con i suoi 28 anni di permanenza nel paese, che si occupa di tutte le questioni elettriche, idrauliche, agricole e nonostante i suoi 75 anni ha ancora un energia incredibile.
Diana, l’animatrice lavora al centro 4 ore al giorno e ci dice che all’inizio è stato molto difficile perché gli anziani tendevano a non volere fare una vita sociale con gli altri, la maggior parte viveva ormai in solitudine da anni, pur sembrando fragili come bambini in realtà essi non possono essere né cambiati né plasmati, sono come le loro vite durissime li hanno fatti diventare, difficile entrare in contatto con il loro mondo interiore. Poi con pazienza Diana è riuscita a entrare in sintonia con molti di loro, capendo che la cosa più importante è il dialogo e la memoria. Cercare di far ritornare in vita il mondo della loro giovinezza, i ricordi del passato li aiuta a sentirsi ancora vivi e parte della comunità che li accoglie.
Ogni giorno Diana legge con loro il giornale, commentano insieme le notizie, molti sono un po’ sordi e sentono senza capire bene la radio, leggono insieme libri di favole e di poesie, cantano canzoni popolari e commentano come è cambiato il mondo e la società e poi fanno anche un po’ di ginnastica tutti insieme nel patio dove si riuniscono. Il venerdì c’è la serata cinema con i sordi in prima fila e tutti i non vedenti dietro…

Neomicia, l’assistente sociale conosce le loro storie, li ascolta, raccoglie le loro richieste che sono sempre quelle di contattare famiglia e amici perché non vogliono sentirsi abbandonati o peggio ancora dimenticati ma spesso i parenti non ne vogliono più sapere di loro, alcuni non hanno proprio più nessuno, altri hanno la famiglia fuori dal paese.
H. ci sorride mentre sta facendo la sua seduta di fisioterapia sembra così fragile ora eppure ha avuto una vita piena di sofferenza, maltrattato dai genitori fin da bambino, cresciuto e vissuto nella violenza ha avuto due figli che non ha allevato, è diventato un alcolista e si è ammalato, non avendo nessuno che poteva, voleva prendersi cura di lui è stato portato all’asilo.
P. viveva con la sorella ma amava troppo bere e l’alcool gli ha distrutto la vita, per procurarselo andava a vendere acqua al cimitero e per molti anni ha usato un loculo come casa, finché si è rotto un femore ed è stato portato a Tachina.
A. è uno degli ospiti non vedenti anche se si muove talmente bene che non lo si direbbe, è qui dal 2007, da quando dopo essere diventato cieco, diede fuoco alla sua casa e perse tutto quello che aveva.
O. ha solo 52 anni ma ne ha passati più della metà in prigione per avere commesso una violenza su una minore. Dalla prigione è finito in un manicomio criminale dove gli hanno fatto dimenticare persino chi era. Era entrato da carnefice e ne è uscito vittima di violenze terribili.
T. era un pugile poi diventato allenatore di box come ci racconta la sua faccia che porta i segni dei pugni, è debole, ormai non si alza quasi più dal letto. Assistito dai fratelli e dai volontari avrà comunque la dignità di un letto e di un conforto fino all’ultimo istante di vita.
E. è nata in una famiglia ricca ma aveva problemi mentali e quando tutti sono morti la nipote l’ha affidata ad una assistente che la maltrattava e cosi lei è scappata ed è andata a vivere nel parco dove veniva abusata da drogati e delinquenti. I servizi sociali l’hanno segnalata ed è stata portata all’Asilo. All’inizio è stato molto difficile tenerla perché scappava e tornava in strada, non è facile riconquistare la fiducia delle vittime di violenze cosi tremende poi lentamente ha capito che la comunità di Tachina non le avrebbe fatto del male, si è fidata e ora sta sulla sua sedie a rotelle anche se potrebbe camminare ha deciso di non farlo più.
D. è nata in Colombia, venuta in Ecuador in cerca di lavoro ha trovato un uomo più vecchio di lei che ha sposato e da cui ha avuto una figlia morta appena nata. Oltre alla maternità, il destino le ha negato anche la felicità di una vita di coppia, il marito la picchiava tanto che in seguito alle percosse ha perso la vista a un occhio e in seguito a un infezione è diventata cieca. Vissuta in completa povertà negli anni migliori della vita, abusando di alcool, si è trovata ad accudire il marito con la carità delle famiglie e dei vicini di casa. Ma i due divenuti anziani non usavano mai i soldi per vivere meglio, mettevano tutto da parte finché con la conversione del “sucre” in dollari, persero tutto il poco che avevano. Alla morte del marito D. si è trovata in mezzo a una strada con nulla di più che la sua vita piena di sofferenza, ora ci sembra serena qui all’Asilo dove è accudita e rispettata, vestita, pulita e trattata finalmente come una persona.
R. è una signora sorridente che ci chiede come ci chiamiamo, perché siamo venute a Tachina e se ci fermiamo ma siamo solo di passaggio, raccogliamo immagini, storie, ricordi per poter fare conoscere cosa si fa in questo angolo di mondo. R. ha subito una violenza terribile da parte di chi ha cresciuto, non sappiamo certo cosa abbia fatto lei ma la figlia la maltrattava e quando ha lasciato Esmeraldas per una altra città ha buttato la madre in un mondezzaio e ha tentato di darle fuoco.

Sono tristi le storie di questi anziani, andiamo verso il fiume che passa proprio accanto alla missione, con le sue acque rosse e il suo scorrere imperturbabile verso l’oceano. Scivolano via anche i nostri pensieri e le emozioni che ci ha lasciato la visita all’Asilo.
In Africa ho conosciuto Fr Maurizio che curava donne e bambini cercando di strapparli alla morte per emorragie, parti, malaria, infezioni respiratorie, lo ritrovo qui con i suoi confratelli in una missione completamente diversa: quella di accompagnare anziani negli ultimi anni della loro vita, cercando di restituire loro quella dignità e quel rispetto verso sé stessi che avevano perso. Una missione ancora più difficile, di totale devozione e servizio verso gli ultimi, i dimenticati, i non voluti, i poveri, perché ognuno di loro possa ancora avere voglia di vivere e di aspettarsi qualcosa di bello dal domani, grazie Hermanos!

Khartoum, 14 febbraio 2016
Elena Giovanella

PER CHI VOLESSE AIUTARE I FRATELLI COTTOLENGHINI DI TACHINA (ECUADOR), PUO’ DONARE SUL CONTO CORRENTE seguente, specificando la causale.
N. Conto Corrente 000150100145
IBAN: IT04 U0883301  0010 00150100145
Causale: missione Tachina

Banca di Credito Cooperativo di Casalgrasso e Sant’Albano di Stura
Filiale di Torino- c.so Orbassano 128, Torino
ABI: 08833
CAB: 01001
CIN: U
BIC: ICRA IT RR N50
Benificiario: Associazione Volontari Cottolengo Mission Hospital  Chaaria-Kenya (onlus)
Via Cottolengo 13-10152 torino
c.f. 97653480018






























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