Tachina

domenica 22 marzo 2015

Testimonianza di Fratel Mauro

Carlito con la sorella Nieve
Fratel Mauro ci scrive parlandoci di Carlito e José.
Carissimi, qui in Ecuador siamo in inverno. Non pensatelo però all'italiana. Inverno vuol dire molta pioggia, molta umidità. Ogni giorno. La cosa strana è stai bene con indosso solo la maglietta a maniche corte. Puoi stare tranquillamente anche in pantaloncini. Potremmo viverlo una volta così anche in Italia ... cosa ne dite?
Bando alle ciancie, torno da poco dopo il pomeridiano giro per la levata degli ospiti e il carico del materiale sanitario nel dormitorio. Tra poco mi aspetta la recita del rosario con gli anziani, la cena (la "merienda") e la messa a letto. Prima di rientrare in casa sono stato a trovare in camera sua, Carlos: o meglio, Carlitos come qui lo chiamano affettuosamente. Da qualche giorno lo si alza solo per poche ore; non sta molto bene. Anzi si sospetta che tra poco possa anche lasciarci (sarà sui 90 anni). È proprio fragile e ogni giorno che passa si nota il suo declino. Ma parla ancora, se interrogato. E allora, prima di andarmene, sono passato e gli ho chiesto come stava. Alla prima non rispondeva. Alla mia seconda richiesta mi risponde:" Bien! ... con Dios y Maria Santisima!". Pensate a cosa mi ha risposto: "Bene! Con Dio e Maria santissima!". Lui a letto quasi agonizzante!!! Ecco la lezione dei poveri: un'altra volta ...


Oggi volevo parlarvi di Josè, visto che è il giorno che la Chiesa dedica al suo ricordo. Parrocchia di Santa Marianita, la parrocchia dove sono presenti i tre sacerdoti cottolenghini Matteo, Antonio ed Emilio. In una delle strade adiacenti viveva Josè. Si avete capito bene: Josè viveva per strada. Si era fatto il suo rifugio, la sua casa. Ogni giorno qualcuno gli portava da mangiare. I ragazzini (a quanto ricordo dai racconti) passavano e lo prendevano in giro. Lui, forse, senza risposta. Oltraggiato, forse per il suo passato. Barba lunga, condizioni igieniche non descrivibili. Fino a quando, dopo un po' di peripezie, è stato accolto qui al nostro asilo. Josè penso abbia circa 60-65 anni. Alto circa 1,85, un fisico statuario. Non eccessivamente muscoloso, ma forte. Da l'impressione di indistruttibilitá. Mi ricorda molto, ogni volta che lo vedo, un egiziano di quelli che appaiono sui libri: lineamente chiari, semplici, carnagione scura di un marrone tendente all'amaranto. All'inizio mi incuteva timore, lui, sempre fermo seduto fuori del dormitorio: qualsiasi tempo meteorologico faccia. Non dice molte parole. È molto riservato, ma se lo si saluta lui risponde con educazione e con un timido sorriso. Il suo tono di voce è basso, quasi timoroso. Una volta, una mattina in cui si passa come tutte le mattine, dopo il mio saluto mi dice: "Perché non mi dai mai la mano quando mi saluti?". A me è caduto il mondo addosso. Lui voleva stringermi la mano e io non l'ho mai fatto. E così ogni giorno c'è la sua stretta di mano. Si alza per venire a tavola solo quando la "comida" è pronta nel piatto.
Quando mi capita di passare la sera con fr. Maurizio per il controllo prima della notte, lui é ancora in piedi e guarda la televisione del suo vicino di stanza. Si sdraia nel letto, immobile come una mummia. Gli metto il lenzuolo, la coperta e le rimbocco sotto il materasso. "Buenas noches!" e lui risponde come al solito.
Si riducono ai pasti i suoi momenti di "relazione sociale". Anzi, no. Partecipa alla messa. Lui si alza per venire in cappella solo quando arriva il prete con l'auto. E arrivato in Chiesa subito si dirige da lui a salutarlo.
Prende posto nel banco con tutti gli altri ospiti e segue la celebrazione. Dopo il Santo, al momento della consacrazione, prorompe con voce alta e sicura, al di sopra di tutte le altre:" Señor mio y Dios mio!".
"Felicitaciones Josè!"


JOSÉ

Nessun commento:

Posta un commento