Tachina

venerdì 27 marzo 2015

Testimonianza di fr. Mauro

Fratel Mauro scrive:
Questa mattina pensavo di potervi raccontare qualcosa di Elizabeth, ma non è ancora chiaro che cosa. Forse è stato provvidenziale perchè è intervenuta un'altra situazione da raccontarvi: la visita a tre persone povere che potrebbero essere inserite nel nostro centro. La prima è una signora anziana che ha superato gli ottanta. Siamo nella periferia della cittá di Esmeraldas, nella parrocchia di S.Maria Auxiliadora, dove operano i salesiani. La figlia ci conduce nella sua casa. Attraversiamo la via costeggiata da tante piccole casette, tutte alla rinfusa. Il disordine, la sporcizia fanno capolino. La gente è per strada, compresi i bambini (è periodo di vacanze scolastiche) che si divertono come possono. Entriamo nella casa. È in muratura: vuol dire che il pavimento è saldamente ancorato a terra in un'unica gettata di cemento. Non ci sono piastrelle questo vuol dire è giá una casa dignitosa. La signora è a letto. Si siede. È una macchietta: è sorda solo quando vuole essere sorda e la vista è approssimativa. Lei è molto chiara: "io non mi muovo da casa mia! ... fino alla morte". La figlia è rassegnata perchè sperava in una sistemazione: lei lavora e fatica a sopportare la situazione. Ma non c'è niente da fare. Compiute tutte le pratiche burocratiche, lasciamo la casa. Arriviamo ad Atacames, una cittadina sul mare, molto rinomata come destinazione turistica. Una signora, forse una parrocchiana, ci conduce da questo signore, sulla cinquantina. Anche qui casa in muratura, molto molto ampia. Ma ahimè senza mobili. L'unico mobile che vediamo è il letto a una piazza e mezza. Una corda sostiene la biancheria appena lavata. Purtroppo l'odore non è quello del "pino silvestre", anzi tutt'altro. Ma non si capisce quale sia l'origine. L'adulto maschio è seduto su una carrozzina, si sta lavando le mani con dell'acqua che è in una bacinella e fianco un'altra, con forse dei vestiti all'interno. Anche lui non ne vuole sapere di muoversi da casa. Con lui vive un fanciulletto, il nipote. Non va a scuola!!! E sta con lo zio, assistendolo come può. Si cerca di convincerlo descrivendogli il centro con le sue attivitá, con le sue dinamiche di convivenza. Soprattutto si cerca di fargli capire che potrebbe vivere una vita decisamente migliore ... Ma niente da fare: per ora lui non vuole muoversi da casa.
La sorpresa è nella terza visita, non prospettata nella mattinata. La signora, la famosa parrocchiana, ci indica un signore anziano che vive solo, aiutato da una signora che le porta il cibo e lo aiuta nella pulizia personale e intima. Questa non la incontriamo. Entriamo nella sua casetta, anche questa in muratura. Dove passiamo? L'accesso alla camera è reso difficile dall'apertura parziale della porta bloccata dal letto. L'anziano è posto obliquamente nel letto: materasso ricoperto di plastica e un lenzuolo ancorato ai quattro vertici con dello spago. Non ricordo nient'altro della camera. Era molto piccola: forse due metri e mezzo di lato. L'uomo è immobile a causa, sembra, di un ictus che le ha immobilizzato la parte destra del corpo. Entriamo io, fr. Roberto e la nostra assistente sociale. Lui non parla, non riesce a parlare. Notiamo pero che è cosciente perchè segue i nostri discorsi con gli occhi e muove la testa orizzontalmente. Avrebbe proprio bisogno di essere portato da noi, o in un centro apposito. La sua situazione sanitaria è emergenziale. Però la procedura prevede la richiesta da parte di un famigliare e del parroco. L'uomo ha una figlia, ma abita lontano dall'Ecuador. Lasciamo la camera e lui ci segue con gli occhi. Ci segue con gli occhi!!! Cos'avrá voluto dirci con quello sguardo? Anche qui lasciamo la casa e le persone che ci hanno accompagnato. Porto nella mente lo sguardo di lui e mi dico: buona settimana santa ... Speriamo che per lui arrivi presto la Pasqua, ossia che arrivi la liberazione da quel letto e da quella situazione di solitudine e possa vivere così una vita terrena migliore.
Fratel Mauro 

fratel Mauro con l'ospite Gabriel

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