Tachina

giovedì 12 marzo 2015

Esperienza di fratel Mauro

Carissimi, non so quale forza mi spinge a scrivere a quest'ora della sera. Ma quando sei sorpreso ancora una volta in maniera benevola dal povero non riesco a non comunicarlo.
L'altro davanti a noi provoca. Sì, l'altro che abbiamo davanti a noi, di fianco a noi, che incontriamo o con cui lavoriamo ci interpella. Se glielo permettiamo. Ossia se noi ci lasciamo interpellare e lasciare interrogare la nostra esistenza. Cosa mi vuol dire con questo suo comportamento? Cosa manifesta in me? Come reagisco?
Sì, se le domande raggiungono la nostra coscienza, se si scontrano con il nostro "credo" non possiamo restare immobili o indifferenti. Io metto in moto me stesso e spesso mi arrabbio. Chi mi conosce bene sa che mi arrovello a sufficienza in queste situazioni. E ci vuole un poco prima che mi passi. Con quale strategia? Quella dell'attesa silenziosa e operosa. Attesa silenziosa che evita lo scontro e operosa che fa di tutto per fare bene il bene. È inutile cercare di cambiare la testa dell'altro e tanto più pretenderlo. È più facile cambiare la nostra testa? Forse sì. Di certo è più conveniente in termini energetici.
Ma esiste anche un Altro, provocante. La Parola di Dio oggi dice di perdonare. SEMPRE!!! Altrimenti Dio si comporterà con noi come il condonato del debito, purtroppo, si è comportato con il suo debitore (non avendo pietà di lui).
Un altro ancora è Onofre, un anzianetto qui all'asilo. Un anzianetto perché è piccoletto, simpatico e proprio vecchietto. Ha superato i novanta. Con il suo "palo" (il bastone) si sostiene nel camminare. I suoi sono piccoli passi che percorre talvolta con l'aiuto di un altro. Dice sempre che ha un "mareo que lo tumba" (una continua vertigine che lo porta nella tomba) e che assomiglia ad "un palo podrido" (un bastone marcio) per dire che è su questa terra solo a dar fastidio. Da lontano chiude un occhio con tutta la sua forza per poter vedere bene (dice di vedere due persone anziché una). Lui non va a letto con tutti gli altri. Aspetta un poco per godersi il silenzio e il poco fresco delle 18.00. Lui chiude il portoncino del dormitorio con una meticolositá estrema. Entra, sistema le tende, porta all'interno le due sedie di plastica, chiude la porta e accosta dall'interno le sedie alla porta stessa. Lo incontro tutte le sere, mentre faccio il giro di controllo alle 18.15, prima della preghiera. Si scambiano sempre le solite piccole chiacchiere che sopra vi ho scritto. E ci facciamo due risate che si concludono con il classico augurio da parte sua: "que le vaja bien" (spero di aver scritto giusto: "che ti vada bene!").
Oggi non avevo molta voglia di chiacchierare e, una volta terminato il giro, lo lascio mentre sistema tutto quanto. Appena varco la porta per uscire lui mi rivolge una frase che capisco molto bene.Mi ha sorpreso perchè non credevo ai miei orecchi. E gli chiedo di ripeterla. Avevo proprio capito bene. Mi dispiace ma questa non posso comunicarvela. Resterà nel mio cuore. È stata una grande testimonianza d'affetto. Cos'ho fatto per meritarla? Non lo so. Ma Onofre questa sera non era come un "bastone marcio": è stato una forza incredibile, strumento nelle mani di Dio per comunicarmi il suo amore. Buona notte!

Fratel Mauro



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