Tachina

lunedì 2 febbraio 2015

Esperienza fr. Mauro Ripamonti

Ciao a tutti.
Dal 14 Gennaio 2015 Fratel Mauro è con noi a Tachina per un'esperienza di tre mesi.
Con gioia pubblichiamo le sue prime impressioni.

Carissimo, carissima, carissimi! Scusa il silenzio prolungato di questi giorni. Il tempo è tiranno e alla sera si è stanchi: anche se la voglia di comunicare è molta, la voglia di sdraiarsi la sovrasta. Nonostante ció ho messo per iscritto due esperienze particolari, vissute in quest'ultima settimana. Il caldo e l'umiditá non mollano. Ciao! fr. mauro

L'esperienza formativa qui a Tachina in Ecuador procede bene. Sono ormai due settimane che sono dall'altra parte del mondo e sto iniziando ad ambientarmi.
Nei ritagli di tempo metto per iscritto questi pensieri. Quindi la la lettura sará certamente posticipata di qualche giorno rispetto a quanto raccontato.
Cose nuove. Sì, avete letto bene. In questa settimana sono stato alle prese con due cose nuove, cose che a me non erano mai capitate e a cui io non mi ero mai accostato.
La prima è stata una gita pomeridiana nel bel mezzo della foresta (? non so come chiamarla) collinare nel territorio della nostra parrocchia.
Il mio attuale superiore, qui in Ecuador, ha pensato bene di mandarmi un pomeriggio con il parroco e una suora elisabettina per partecipare alla celebrazione di una messa in una delle dodici cappelle attive (altrettante sono presenti ma non attive) nel territorio della parrocchia. Territorio molto grande visto che per raggiungerla abbiamo impiegato mezz'ora con il fuoristrada. 

Costeggiando il Pacifico, abbiamo raggiunto Camarones e da lì ci si è addentrati nel territorio collinare solcato all'interno da un "rio" ( un fiumiciattolo che quando si riempie per bene alza le acque per almeno una decina di metri, tanto che la popolazione del posto è obbligata a cambiare strada per scendere in pianura). Lasciamo quindi la strada principale e tutt'intorno alberi e vegetazione molto varia. 
Ogni tanto qualche casa: alcune belle e alcune difficilmente le si possono definire "case" per come le pensiamo noi europei ( con questo non si vuole dare un giudizio morale, ma la realtá quí è questa). Ci addentriamo percorrendo la strada asfaltata e con la linea elettrica fissata sui pali, nella boscaglia. Il parroco e la suora salutano le persone a bordo strada e da questo capisco che sono ben voluti in questi luoghi. 
Arriviamo a destinazione. Fermiamo la macchina e capisco che per raggiungere la capella bisogna guadare il rio. Mi fido e imbocchiamo il sentiero. Dopo una cinquantina di metri, via calze e sandali e, arrotolati i pantaloni fino al ginocchio, passiamo il rio. Acqua fresca e chiara. Non molto profonda, ma l'insidia di scivolare è presente. 
Giunti sull'altra sponda noto tre bimbi che fanno il bagno e che si lavano i vestitini nell'acqua con il sapone. Si divertono un mondo! 
Raggiungiamo la cappella circondata da una costruzione di circa venti metri per tre che viene utilizzata come scuola; un campo di calcio in erba (chiaramente non tenuto bene ... ), una casa con i gli abitanti seduti al di fuori che fanno qualche piccolo lavoretto. Disordine e sporcizia un po' dovunque. Si scopre che la responsabile che doveva avvisare gli abitanti del circondario non l'ha fatto e quindi la cappella rimane chiusa. Il parroco ritornerá a celebrare tra un mese. 
 Sì, avete capito bene: un mese!!! Le persone attenderanno un mese la prossima messa! Mi ha fatto pensare. Avevo giá sentito con i miei orecchi situazioni di questo genere, ma ora la vivo personalmente.
Facciamo ritorno riguadando il fiume. Noto comunque che c'è della musica in sottofondo: il parroco mi dice che per questa e il calcio la gente qui va matta.
Nel ritorno ci fermiamo dalla responsabile a cui accennavo prima. Ma per raggiungerla fermiamo di nuovo la macchina e attraversiamo un ponte, molto sicuro e appena costruito. La casa in cui abita e quelle delle sue due figlie è in muratura, le altre sono in legno, su una base sollevata da terra come delle palafitte. Le galline, i gatti, i cani sono per la strada, sterrata ovviamente. 
Non oso pensare a quando piove che pantano diventa.
Ritorniamo definitivamente a casa. Sempre il parroco e la suora salutano dalla macchina con colpi di clacson le persone che incontriamo.
L'opera di questi due religiosi è molto importante, qui. Lo si nota a pelle e soprattutto nella grande maggioranza c'è accettazione della proposta evangelica.
Torno a casa con questa esperienza nel mio bagaglio. Con alcune riflessioni: mi lamento del ritardo del prete a messa ... dell'omelia troppo lunga ... dello spostamento o la cancellazione di una messa che era comoda per me come orario ... cosa faranno i ragazzi di queste zone quando conosceranno la realtá della cittá ...
La seconda cosa. Una medicazione. Io non sono infermiere, lo sapete. anche qui fr. Maurizio mi coinvolge in questa operazione. É noto che tutti i fratelli hanno avuto a che fare con attivitá di questo genere, piú o meno. Io no. Ma non me ne rammarico. Accetto peró di buon grado la richiesta di collaborazione. Abbiamo un ospite che ha una grossa piaga su di una gamba, al di sopra del piede sinistro, dovuta alla sua precedente attivitá (lavorativa? vendeva caramelle per strada...).
Alla seconda volta che effettuiamo questa medicazione fr. Maurizio mi guida, indicandomi la metodologia. Comprendo che questa é importante per l'anziano, ma noto anche che la sofferenza provocata dall'operazione non manca, evidenziata dalle contrazioni dei muscoli del viso, fino a fargli chiudere gli occhi. La piaga si sta sanando: è importante impedire ai moscerini ed insetti vari che vi si depositino. Fasciatura ampia e sicura. L'anziano torna alle sue attivitá fino alla nuova medicazione del giorno successivo. Speriamo che migliori sempre di piú e che io non debba piú fare questa operazione a Ramon prima del mio rientro in Italia.

Spero nella prossima mail di raccontarvi altro, soprattutto del servizio effettuato qui con gli anziani. 
Buona vita a tutti! 

fr. Mauro





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