Tachina

mercoledì 8 dicembre 2010

Arriva l'Imperatore!

Spesso da queste parti succede un fatto assai strano. Almeno per me.
Se uno decide di vendere la terra e in essa vive ancora un nonno, o un prozio o un conoscente anziano, vende la proprieta’con la “clausola” che l’acquirente si prenda anche la persona che li’ ci vive, solitamente in una piccola casettta di legno,finchè muore.
Si possono comprendere i problemi che con il tempo da tale “contratto” possono derivare.
Anzitutto l’anziano residente, solitamente ex-proprietario, ma non sempre, con il passare degli anni puo’ ammalarsi o non essere piu’ autosufficiente per problemi di cataratta, di deambulazione, d’incontinenza, di artrosi...e quindi diventare invalido e dipendente da altri.
La sua “famiglia” originaria gli offriva alcune attenzioni come il servizio cucina, lavanderia, un po’ di compagnia, qualche invito a pranzo..., che i nuovi propietari offrono solo in parte e per un limitato periodo di tempo  :”in fondo non siamo nemmeno parenti con quello la’...” .
Dopo un po’ di tempo, deteriorando le condizioni fisiche e mentali dell’anziano ( ma puo’ essere anche un’anziana) ci arriva una segnalazione da parte di assistenti sociali, parroci, catechisti, vicini o semplicemente gente di buona volonta’ che per un po’ hanno avuto compassione dell’anziano.
Il caso di Julio Cesar è di questo tipo.
A servizio di un uomo facoltoso, col tempo diventa suo amico e nella vecchiaia viene accolto nella casa del padrone, per vivere gli ultimi anni con lui, ora che il vecchio datore di lavoro è vedovo e i suoi figli gia’ sposati.  Julio Cesar invece non si è mai sposato e non ha figli.
Ultimamente pero’ i figli del propietario decidono per problemi di lavoro di vendere tutto e trasferirsi a Guayaquil. Naturalmente il padre va con loro.
J.Cesar rimane solo e malgrado il “contratto”,  ora il nuovo propietario non lo vuole piu’ perchè ha deciso di rivendere la terra a una societa’.
E il povero Julio Cesar senza piu’ nessuno, confuso e ormai 76’enne?
Il caso di questo anziano, che viveva a San Mateo a soli 10 km da Tachina,ci era gia’ stato presentato nella sua drammaticita’ un paio di mesi fa dal figlio e dal parroco, don Marcello.
Abbiamo voluto aspettare sia per responsabilizzare le due famiglie (la uscente e la entrante), sia perchè la nostra assistente sociale era venuta a sapere che J. Cesar ha ancora vivente un fratello maggiore e si voleva tentare anche quest’ultima carta del ricongiungimento familiare.
Pero’ il fratello ci ha detto chiaramente che non ne voleva assolutamente sapere di J.Cesar!
Ultimamente ogni volta che uscivamo per andare ad Esmeraldas  lo vedevamo mendico per la strada, sporco, agitato e certamente anche affamato.
Cosi’ appena dopo la morte di Rafael l’abbiamo accolto tra noi con grande sollievo di tutti: amici, vicini, familiari e parrocchiani.
Anche  se vivono vicini, siamo sicuri che nessuno mai verra’ a trovarlo!
Forse il suo vecchio amico, che ora vive con il figlio a Guayaquil, che lo aveva prima assunto, poi accolto e aiutato, lo pensera’, ma ora almeno sa che anche J. Cesar ha un tetto, un letto e nuovi amici.

Fratel Maurizio

Nelle foto: Julio Cesar al suo arrivo e dopo il  “classico” ....bagno allo zolfo d’entrata!



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