Tachina

venerdì 2 ottobre 2009

Il mio venticinquesimo anniversario


E’ stata davvero una bella festa. Oltre ai  miei familiari e molti amici c’erano persone che non vedevo da anni.
Dopo la Messa non poteva mancare la classica “bicchierata” fraterna con saluti anche commoventi come quelli del mio maestro delle elementari e del “vecchio” parroco, venuti per l’occasione.
I membri dell’Associazione, sezione veneta, c’erano tutti: i miei, Erika, Lucia, Antonio, Daniela, Marino, Adriano…Addirittura qualche “aspirante” volontario di Treviso.
Da Torino poi erano presenti, oltre che Fratel Giuseppe, Bruno e Lino.
All’omelia ho ricordato questi anni di vita alla Piccola Casa, con i suoi momenti di gioia, ma anche di difficoltà.
Ho parlato della Vocazione e della grande pazienza di Dio che mi ha sempre accolto, sopportato, perdonato e guidato in tutti questi anni: anche nei momenti più difficili ho sempre sentito forte la Sua Presenza in me e la chiamata a fidarmi di Lui ed ad accogliere il Suo Progetto anche quando non lo capivo.
Sempre all’omelia ricordavo come sia negli anni di formazione a Torino e Biella, sia in quelli di missione a Chaaria e Tachina, il Signore non ha mai smesso di sorprendermi e stupirmi: dopo ogni prova non è mai mancata la Sua sicura e consolante presenza.
L’ho sempre incontrato nei tanti poveri che ho aiutato anche a Chaaria e ora a Tachina e negli imprevisti della vita, come il cambiamento di missione.
Per me l’unica cosa importante è stata vivere la Sua Volontà nell’attimo presente, affidando il passato alla Sua Misericordia e il futuro nelle Sue Mani.
Al termine della riflessione non potevo non dire ciò che ho maturato in questi anni: la consapevolezza che alla fine di tutto rimane solo Lui, il Signore. L’importante per il cristiano è avere Lui nel cuore: con Lui vivere ogni istante e rincontrarlo sempre nel proprio cuore.
Il nostro ruolo, con tutto ciò che riusciamo a costruire, siano anche opere grandi come una missione (e non posso non pensare alle tante attività iniziate a Chaaria) o una famiglia, passeranno: l’obbedienza, una malattia, l’età…ci costringeranno a lasciare ad altri. E allora che cosa rimane? Rimane Lui, ancora lì nel nostro cuore, come sempre, come il primo giorno, come il giorno della Prima Professione. Solo il Signore rimane per sempre.
Consapevole che l’essere stato chiamato alla Piccola Casa tra i Fratelli è un Suo grande dono, sento forte la responsabilità di questa Vocazione e ancora una volta chiedo una vostra preghiera affinché la perseveranza diventi per me una realtà indiscutibile e la gioia d’essere Suo il mio stile di vita.


Fratel Maurizio Scalco


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