Tachina

mercoledì 15 luglio 2009

Los ojos de Maria


Potersi sedere sul letto per dar da mangiare ad un anziano é un’esperienza per me sempre toccante e profonda.

Sono lunghi momenti che mi rivelano qualcosa di divino: valgono una meditazione.

Mi capita anche in questi giorni con Maria. (Avevo giá scritto un articoletto su di lei al suo arrivo il 30 aprile 2007).

Maria si é aggravata una settimana fa: una terribile infezione urinaria con gastroenterite, febbre, disidratezione, malessere generale, l’hanno allettata con antibiotici e fleboclisi. Ora pian piano sta riprendendo a bere succhi di frutta e i suoi frullati di carne. Molto lentamente.

Sovente vado io in questi giorni, almeno per i pasti principali, cosí controllo i sintomi e l’andamento generale. Mi siedo sul letto e ripeto automaticamente per venti minuti il gesto di portargli il chucchiaio alla bocca. Lentamente.

Lei mi guarda con quei suoi grandi occhi che rivelano la sua bella anima: le lotte di una lunga vita, le sofferenze, l’abbandono, la solitudine di questi ultimi anni.

Mi viene voglia di parlargli. Lei mi capisce: lo vedo dal suo sguardo attento e sereno.

Io come ad un angelo gli parlo dei miei problemi, delle difficoltá, delle mie solitudini. Ma anche delle gioie, delle speranze, delle realizzazioni.

Non riesco ad esprimerlo bene a parole, peró sempre, dopo avergli perlato a lungo, provo come una sensazione di sollievo, di pace interiore, di tenerezza.

Come quando si apre il cuore ad una persona cara, preziosa, che ascolta con attenzione. Il suo sguardo fisso su di me é come un fiume in piena che contiene molte risposte.

Soprattutto mi aiuta ad andare all’essenziale, alle cose che nella vita veramente valgono. E tralasciare le inutili.

Mentre parlo con Maria purifico i miei pensieri: alcune sue smorfie mi fanno capire quando sto dicendo delle “stupidaggini”. Mi correggo e (non importa in che lingua!) mi viene da chiedergli scusa, come se stessi parlando ad una regina, anzi ad un angelo.

Eppure, dicono, é solo una povera vecchietta un po’ “rimbambita”, ora anche ammalata.

Per me invece ora é una perla preziosa, un’occasione per scoprire l’Amore vero, un momento di verifica, un dono da non perdere.

Ti voglio bene Maria, tanto quanto ne ho voluto alla mia cara nonna Elisa che mi ha insegnato le mie prime preghiere.

E ti tengo stetta al cuore come un tesoro, un regalo di Dio, qui e ora.



Fratel Maurizio



MariaAvelino.JPG


Nella foto é con Avelino, l’ultimo anziano che é andato in paradiso, il 25 Aprile quest’anno.

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