Tachina

venerdì 27 marzo 2009

Fuori programma


All’Hogar da mane a sera tra lavare, imboccare,curare e…far compagnia agli anziani c’é il suo bel da fare. E i giorni passano veloci. A volte peró anche la monotona vita dell’Hogar viene interrotta da qualche “fuori programma”.
Ultimamente abbiamo ricoverato all’ospedale pubblico d’Esmeraldas due ospiti: Mariano in medicina generale e Joséfelix in chirurgia uomini. Da tempo Mariano lamentava uno strano e acuto mal di stomaco. Dopo ripetuti trattamenti con antispastici, atiacidi, ranitidina e omeprazolo, non ottenendo risultati significativi, ho pensato stesse “somatizzando” per il fatto che da diversi mesi suo figlio non veniva a visitarlo. Cosí, non senza difficoltá, rintracciai il figlio che mi promette di venire al piú presto.
Dopo una settimana infatti viene e io, vista la situazione, gli propongo di portarsi a casa Mariano un paio di giorni e cosí verifichiamo se questo “dolor de estomago” passa un po’. Dopo mille scuse e discussioni, alla fine comprende che la situazione é alquanto seria, ed accetta.
Il mattino seguente ricevo una telefonata dal figlio di Mariano che mi comunica che il padre é ricoverato all’ospedale. Di notte ha vomitato sangue e lui, spaventato, lo ha portato al pronto soccorso. Da lí l’ammissione in medicina. Vado a trovarlo.
Reparto medicina generale uomini, terzo piano, ore 10,00. Impossibile incontrare un medico. Un signore mi indica un’infermiera, alquanto indaffarata e... “alterata”.... Si scusa dicendomi di non saper niente del caso. Ad inizio turno solo gli hanno detto d’iniziare una flebo, prendere la pressione e osservare se vomita. Io avrei voluto suggerire qualcosa, ma visto il caos e..l’umore dell’infermiera, ho preferito non insistere. “Scusi lei é un familiare?- Sí...certo, sono...una specie di familiare... Ah bene, cosí se c’é bisogno di comperare dei farmici, possiamo rivolgerci a lei.- Sí, sí...certo!”
Alquanto demoralizzato me ne sono andato dopo un breve saluto a Mariano: la stanza congesta, la sporcizia, l’odore d’urina non mi permettavano di... respirare bene.
Scendendo le scale, con uno strano “mal-di-stomaco”, pensavo com’é diverso trovarsi dalla parte del malato! Per molti anni sono stato dall’altra parte! Da questa parte si vede e si vive tutto in modo diverso, ci si sente impotenti, soli, indifesi. Avevo voglia di gridare a tutti ció che avevo dentro e d’andare in direzione a dire le mie.
É peró prevalso il buonsenso: se qualcosa deve cambiare, cambierá pian piano, con nuove generazioni, giovani, politici e operatori sanitari motivati e non corrotti.
Mariano viene dimesso dopo una settimana. Non ha fogli di dimissione, solo una ricetta medica in mano. Dal tipo di farmaci prescritti (amoxicillina, claritromicina, omeprazol) deduco che lo hanno curato per un helicobacter pylori. Forse hanno azzeccato, lui sta decisamente meglio. Non sono riuscito a conoscere nemmeno un medico. L’infermiera, sempre la stessa!, ormai, dopo una settimana,mi conosce e mi accoglie con un sorriso.
Tutto sommato, penso, Qualcuno da lassú ci ha messo lo zampino!
Mariano ha terminato la cura e ha ripreso a mangiare. Il figlio é andato a lavorare in Colombia (mi ha detto!),...hasta la próxima!

Esperianza completamente diversa quella vissuta con Joséfelix. Da tempo soffriva per una massa inguinale: chiaramente un’ernia.
Il nostro dottore visitandolo mi dice: “..se non vuoi correre al pronto soccorso alle due di notte uno di questi giorni perché quest’ernia si strozza, datti da fare per farlo operare al piú presto”.
Cosí ho iniziato la trafila delle visite ambulatoriali: chirurgo, cardiologo, anestesista. Sono andato all’ospedale nove volte e grazie a delle amicizie sono riuscito a concludere le visite ed ottenere il ricovero urgente per l’intervento: giorno 11 marzo, ore 7,30, ammmissione in chirurgia uomini, secondo piano. Il giorno seguente alle sei del mattino l’intervento. Tutto bene.
Il reparto é tranquillo, pulito, ben organizzato. Il personale infermieristico, competente, si muove con eleganza, gentilezza e precisione.
Pensando all’esperienza vissuta con Mariano un paio di settimane prima...”ma é lo stasso ospedale?, mi chiedevo, possibile che la medicina sia appena un piano sopra?”
Mi presento alla caposala “ sono un missionario, infermiere dell’Asilo dove vive Joséfelix....” “Muy bien, querido...riferiró al chirurgo, cosí magari se non ci sono complicazioni e se il paziente non soffre molto e non sanguina, giá domani se lo puó portare a casa. Tanto se lei é un infermiere immagino non abbia nessun problema ad assistere un postoperato d’ernia. Solo lasci qui uno per questa notte...”
Ottimo, penso sia davvero la soluzione migliore: é scomodo e costoso per me venire tutti i giorni fin qui da Tachina.
Cosí alle 12,00 del giorni 13 Joséfelix, operato e contento, é giá in macchina per ritornare all’Hogar, dove i suoi amici giá lo stanno aspettando.
Allora sí, anche nel pubblico qualcosa puó cambiare. Qualcosa é giá cambiato, lé dove il personale é motivato e onesto.

Fratel Maurizio



Nessun commento:

Posta un commento