Tachina

lunedì 23 febbraio 2009

Tercero mundo


Sí, diciamolo pure, anche l’Ecuador é un Paese del Terzo Mondo!
Certamente se qualche ecuatoriano leggerá questo mio articoletto potrebbe offendersi al sentire questo, peró é ció che ho vissuto e sperimentato in questi due anni qui a Tachina.
Provengo da un’esperienza abbastanza lunga in un altro Paese in via di sviluppo, il Kenya, e per questo posso azzardare qualche paragone fra le due realtá.
Come il Kenya anche l’Ecuador é un Paese povero, disorganizzato socialmente, insicuro e privo di assistanza sanitaria per tutti.
Come a Chaaria, anche qui non passa un giorno senza che qualcuno bussi alla nostra porta per chiedere un aiuto economico: ”l’altra notte é morto mio figlio di 8 mesi, ci dia una mano per i funerali...”; “ sono la prima di otto fratellini, non abbiamo il padre, vorrei continuare le scuole, mi aiuti ad iscrivermi alle superiori...”; “l’altro giorno hanno assaltato la finca e rubato tutto il bestiame. Ho cinque bambini, mi dia qualcosa per mangiare oggi...”; “ a mio padre di appena 47 anni hanno diagnosticato un tumore e dobbiamo portarlo a Quito per ulteririori trattamenti...”. Solo per accennare ad alcune delle richeste di questa settimana.
Naturalmente se si guarda la tivú o si sfogliano certe riviste, tutti questi problemi oggi in Ecuador non ci sono piú: il nuovo governo socialista, tramite i suoi organismi e sovvenzioni statali ha giá risolto quasi tutti i problemi della povera gente: povertá, malnutrizione, analfabetismo, lavoro e salute per tutti.
Qui viviami in un’isola felice, dove si possono ammirare anche le tartaruge giganti delle isole Galapagos.
Se si seguono solo itinerari turistici, tra crociere e alberghi a cinque stelle, mai si saprá che nella Privincie d’Esmeraldas pochissimi hanno un lavoro fisso, che AIDS, malaria e dengue continuano ad uccidere tutti i giorni e che per strada ci sono anziani abbandonati che muoino: c´é anche un “Asilo de Ancianos” (in nostro) che accoglie alcuni di questi anziani poveri in stato d’abbandono, proprio come si fa a Chaaria con i Buoni Figli.
La criminalitá, piú o meno organizzata, é in aumento: ogni giorno si sentono storie d’assalti, rapine, violenze e uccisioni (le nostre suore d’Esmeraldas ne sanno qualcosa!!). Noi che viviamo in un tranquillo posto in campagna abbiamo una guardia notturna armata!
I giovani che non emigrano e non entrano nell’esercito, spesso s’aggregano ai gruppi armati malavitosi detti “bandilleros”.
Ed ora parliamo di sanitá pubblica, quella che , secondo la nuova Costituzione della Repubblica, dovrebbe essere gratuita e per tutti! Ció che sto vivendo in questi giorni mi ha dato lo spunto per scrivervi questo articoletto.
Da due settimane vado quasi tutti i giorni all’ospedale pubblico della cittá con Baloy, un nostro anziano che necessita di un intervento chirurgico per ernia inguinale: sono andato esattamente otto volte! Code interminabili, bambini che gridano e piangono, infermieri che si agitano e girano a vuoto, mi sembra d’essere a...Meru General Hospital! (Riguardo alle condizioni igienico-sanitarie del nosocomio ve ne parleró un’altra volta!).
I medici che dovrebbero attendere Baloy o non si presentano o visitano una decina di pazienti e se ne vanno. Naturalmente, mi faceva notare uno di loro, si puó sempre optare per una visita privata a pagamento a casa loro o nella clinica dove lavorano!
Alla fine, esausto, scelgo la strada della...raccomandazione e tramite la nostra psichiatra e grazie ad un paio di telefonate sono riuscito in due ore a consultare il chirurgo e il cardiologo. Manca solo l’anestesista. Chi la dura la vince! Spero in settimana di riuscire a vederlo grazie all’interessamento dell’assistente sociale dell’ospedale che, conoscendo l’assistente sociale dell’asilo, che...benedette amicizie!
A questo punto mi chiedo: e se l’ernia dovesse venire al contadino nostro vicino di casa? Ora si puó discutere a lungo sul perché un Paese che potrebbe essere come... la Svizzera é unvece ridotto cosí...con anziani e bambini che muoiono sulle strade!
Sono discorsi che ho giá fatto e sentito per anni in Kenya e ora qui: la corruzione, la neo-colonizzazione, la disoccupazione, il libero marcato, la globalizzazione, eccetera, eccetera.
Personalmente penso che per cambiare qualcosa, anzitutto bisogna dire e guardare la realtá, senza coprirla con depliant turistici e discorsi diplomatici e magari ascoltare le proposte di chi in questa realtá ci vive tutti i giorni da tanti anni.

Fr. Maurizio

Nessun commento:

Posta un commento