Tachina

sabato 25 ottobre 2008

Notizie da Tachina


A Tachina abbiamo vissuto giorni “speciali”.

Infatti oltre a mia sorella Maria Grazia e mio cognato Luigino, dal 5 al 24 sono stati qui con noi anche Bruno e Simona. Bruno e Simona da bravi infermieri non si sono risparmiati e hanno avuto il loro da fare con le piaghe di Eliseo e altre mansioni. Maria Grazia e Luigino sono stati impegnati in varie attivitá: lavanderia, cucina, manutenzione. Non é mancata una visita alla Quito storica e una scappata a Manta.
Purtroppo tre anziani sono mancati durante la loro permanenza: tre ospiti gravi che i volontari passati di qua certamente ricordano. Sono Estupiñan, Trifilo e Manuel. Estupiñan é uno degli ultimi arrivati. Ero andato a trovarlo a casa. con Andrea.
Prima di rompersi un femore era un uomo in gamba e autosufficiente malgrado i suoi 86 anni. Era stato accolto in casa da delle nipoti che peró per problemi logistici (loro hanno la loro famiglia e lavorano e lo zio rimaneva in casa a letto tutto il giorno) hanno chiesto il nostro aiuto.
É stato con noi solo dal 23 Agosto al 10 Ottobre. Era molto contento d’essere qui all’Asilo: sempre sorridente e gentile con tutti, anche se molto sofferente per quella gamba rotta. Le sue condizioni generali deteriorano agli inizi d’Ottobre; non riesce piú ad alzarsi in carrozzina, si nutre solo con fleboclisi e Venerdí 10 Ottobre, forse a causa di un’embolia polmonare, alle 6 e mezza del pomeriggio ci lascia per il cielo.
Trifilo era un uomo cieco, alto, con mani callose: si vedeva che nella sua vita aveva sempre e solo lavorato. Di poche parole, amava peró la compagnia.
Arriva all’Asilo il 4-06-2005 accompagnato da padre Luis, giovane parroco di Rocafuerte, nativo di Tachina: una malattia agli occhi lo colpisce mentre ancora lavorava come meccanico. É sempre stato un cieco “disorientato”e doveva sempre essere accompagnato ovunque: al comedor, nella sua stanza, in chiesa. Trifilo é una di quelle persone che ti entrano subito diritte nel cuore e non se ne vanno piú! Ancora oggi lo rivedo con una tenerezza enorme mentre fratel Bruno, alto come lui, lo accompagna a piccoli passi nella sua stanza, dopo cena, e conversano come vecchi amici. A parte padre Luis nessuno é mai venuto a trovarlo. Dopo lunga malattia, a mezzogiorno del 12 Ottobre, il Signore lo chiama al premio eterno.
Ricordo un giorno, poche settimane fa, quando giá allettato, gli dico:” stó andando ad Esmeraldas, hai bisogno di qualcosa?” “sí, portami un uovo di cavallo per cena” “o certamente Trifilo e poi te lo cucino nel latte di gallina, vedrai che buono...” É stato uno degli ultimi sorrisi che ho visto sul suo volto.
La sua semplicitá e la sua amabilitá conquistava tutti. Sono sicuro che sará cosí anche in Paradiso. Manuel era diventato un po’ il simbolo dell’Hogar. I volontari Andrea e Fabio lo avevano “adottato”: lavarlo, alzarlo, imboccarlo, fargli un po’ di compagnia era il loro compito principale.
Lui alternava momenti di luciditá con momenti di confusione mentale nei quali “vedeva” e chiamava i suoi cari.
Aveva formato due famiglie, ma muore solo. Al funerale qui all’Hogar erano in tanti....troppo tardi per dargli quell’affetto di cui tanto aveva bisogno.
Era arrivato da noi il 14 Giugno dell’anno scorso in coma diabetico: quella sera chiamai il medico che venne alle 22,30. Siamo riusciti a rimetterlo in carreggiata, ma ho dovuto ricorrere alla psichiatra per il suo stato mentale.
Non voleva stare qui: rispettava tutti, ma voleva andarsene. Era convinto d’essere in un normale ospedale e che presto lo avremmo dimesso. Inutile dirgli che ormai non aveva piú una casa. Gli avevano venduto tutto, povero Manuel, anche il loculo al cimitero che con tanti sacrifici si era comperato! Da giovane vendeva caramelle. “Per questo ora ho il diabete...” diceva! Un giorno mi dice:” sai fratello, ormai nella mia situazione gli unici esseri che posso ancora rallegrare sono...i vermi del cimitero...”. Il 15 Ottobre alle 7 del mattino Manuel passa a nuova vita. Anche Manuel resterá nel mio cuore come quello di tanti che l’hanno conosciuto. Ci dava tanto lavoro, ma ora ci manca tanto.
Un’ultima notizia.
Per chi l’ha conosciuto, il nostro caro amico Padre Reachard, monaco trappista capellano del vicino Monastero, é rientrato negli Stati Uniti per problemi di salute. Viveva con noi tre giorni alla settimna e per questo ora sentiamo molto la sua mancanza. Lui ha promesso che pregherá per tutti quelli che ha conosciuto qui all’Hogar: anziani, fratelli, volontari. Gli ho promesso che faremo altrettanto.
Hasta pronto,

Hermano Mauricio


Nessun commento:

Posta un commento