Tachina

mercoledì 17 settembre 2008

Il ritorno di Lelia

Ricordo d’aver letto non molto tempo fa una riflessione di fr. Beppe sulla malattia psichiatrica: il suo difficile “management”, le cause che portano a tale disabilitá mentale e soprattutto l’estrema povertá in cui spesso si trovano a vivere queste persone.
Certamente questo dei pazienti psichiatrici é un problema grave ovunque, ma in Paesi come il Kenya e l’Ecuador queste persone vivono in un totale stato d’abbandono sia da parte delle loro famiglie, sia dalle istituzioni pubbliche.
Mi pare che anche la stessa comunitá cristiana, a parte qualche rara e lodevole eccezione, ha sempre trovato difficile aiutare queste persone.
Anche noi qui a Tachina non siamo immuni da questo problema. All’Hogar ben undici anziani sono in cura da una psichiatrica che ogni tre mesi viene da Quito per visitarli e rivedere le terapie.Le strade d’Esmeraldas sono piene di giovani e meno giovani con evidenti lacune mentali.
Ora l’ente pubblico (la asl locale, i servizi di base, le assistenti sociali...) e gli agenti di sicurezza (polizia, vigili del fuoco, guardie comunali...) ben sanno che noi siamo un Istituto per anziani poveri, tuttavia a volte ricorrono al nostro aiuto per situazioni estreme.
É stato il caso di Justin, trovato inconsciente sulla spiaggia e portato qui: dopo un paio di settimane, non senza aver creato un mare di problemi, se n’é andato. E di Lelia, giá portata qui una notte di Maggio (vedi il mio articolo “chi viene e chi va” del 18-5-08), che scappa dopo una settimana. Ora la polizia é ritornata con lei: ”Hermano, non sappiamo cosa fare con questa donna: é ancora giovane, vive sulla strada, dorme in una panca. Tienila solo per un po’ e vedremo che fare...”. Giá sapevamo che non sarebbero piú ritornati.
Ora pensavamo che come la prima volta dopo qualche giorno se ne sarebbe andata, invece questa volta sembra... si trovi bene qui! Il fatto é che con il suo comportamento asociale, e a volte anche violento, stá creando molti problemi a tutti.
Noi l’abbiamo accettata e ce ne prendiamo la piena responsabilitá, ben sapendo che in questo Paese nessuno farebbe niente per lei. In veritá a volte un po’ stremati non sappiamo piú...che santi invocare, né sappiamo dove e come será il futuro di questa donna.
Peró di una cosa siamo certi: anche in lei risplende il volto sofferente e risorto del Signore che continua a ripeterci: ”...ogni volta che lo avete fatto (avete scambiato due parole, preparato il cibo, somministrato una terapia...) a uno di questi (piccoli, anziani, soli, malati, Nelson, Euclides, Lelia, Rosa...), é a me che lo avete fatto”. (Mt. 25)
Il resto lo affidiamo tutto a Lui che ci indicherá il da farsi anche per Lelia.

Fratel Maurizio


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