Tachina

venerdì 11 luglio 2008

Guapi Alejandro

É vero.
É tutto vero ció che mi dicono: “In fondo aveva 95 anni. Almeno é morto in un letto, pulito e curato. Anche le piaghe ai piedi non gli facevano piú tanto male, non erano piú infette. Ha ricevuto tutte le cure e le attenzioni necessarie. Piú di cosí proprio non potevate fare”... eccetera, eccetera.
Eppure ogni volta che un nostro anziano muore, provo ancora un vuoto interiore. Quasi un senso di colpa. Continuo a chiedermi: potevamo fare qualcosa di piú? Oltre alle cure mediche lo abbiamo veramente accolto come una famiglia? Gli abbiamo dato tutto l’affetto di cui aveva bisogno in questo difficile momento della sua vita?
Alejandro Guapi era qui da appena un mese.
Quella mattina di venerdí 9 giugno, mentre don Antonio, il nostro prete cottolenghino, mi parlava di lui, di come viveva solo, immobilizzato in un letto, con piaghe infette e in condizioni igieniche pessime,senza assistenza e senza famiglia, io sentivo dentro come una voce che mi diceva: questo é tuo, Maurizio, non fartelo scappare.
Ho detto ad Antonio senza esitazioni: “Domani mattina vengo con Andrea a prenderlo. Iniziamo a curarlo e faremo qualche ricerca sui suoi familiari.
Poi il Signore ci indicherá il da farsi”.
Cosí Alejandro ha iniziato quest’ultima avventura della sua esistenza fra noi, qui all’Hogar. É entrato a “pieni titoli”: solo, povero, denutrito e piagato.
Ci ha dato un po’ di lavoro, ma con l’aiuto di Andrea e Luca, pian piano abbiamo raggiunto dei buoni risultati: il piede destro era quasi guarito, si nutriva bene e si alzava tutti i giorni in carrozzina. Lo stasso dottore si stupiva del progresso fatto.
Ed é proprio quando tutto procedeva cosí bene che, silenziosamente, la notte del 3 Luglio, Guapi si spegne.
Ai suoi funerali qui all’Asilo, un gruppetto di persone, suoi ex vicini di casa. Il nostro don Matteo, io, il volontario Andrea e fratel Luca. E tutti gli anziani dell’Asilo, suoi compagni di viaggio nell’ultimo mese della sua lunga vita.
Guapi é stato per noi un “regalo”. Un amico prezioso che ha condiviso con noi i suoi ultimi giorni.
Ci piace pensarlo con Dio e, ora sí, con i suoi familiari.

Fratel Maurizio



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