Tachina

martedì 17 giugno 2008


Sono quasi tre anni che sono in Italia e sto pensando come il tempo passa veloce, fra poco rientrerò in Africa.

Prima di ritornare in Kenya, però, la Divina Provvidenza mi ha fatto fare un’esperienza in Ecuador, per tre mesi.

Sono partito da Torino il 4 Gennaio per Esmeraldas – Tachina, per fare questa esperienza missionaria. Dopo un viaggio un po’ lungo, pieno di paura di viaggiare da solo, mi sono trovato a Quito, la capitale dell’Equador. All’aeroporto è venuta Suor Lucia ad accogliermi. Sono quindi ripartito da Quito la domenica seguente per raggiungere Tachina, dove all’aeroporto mi attendeva Fr. Pietro. Fr. Maurizio mi aspettava in comunità a braccia aperte!

Siccome gli anziani, i “nostri padroni”, sono il tesoro di Tachina, sono stato subito accompagnato da loro per un saluto. Sono stato accolto molto bene con un caloroso applauso, alcuni mi hanno anche parlato, però non capivo che cosa mi dicevano. Alla sera sono andato riposare presto, perché ero stanco del viaggio e mi sentivo spaesato in questa nuova realtà. Il giorno dopo mi sono svegliato un po’ tardi, infatti nessuno dei fratelli era più in casa. Pensando che fossero in cappella mi sono recato, però anche lì non c’era nessuno. Le lodi si celebrano alle 5:30 ed avevano già pregato! Fr. Maurizio mi ha visto in cappella ed è venuto a chiamarmi, sono andato con lui e l’ho aiutato a sistemare gli anziani, per la levata. C’era un anziano che bisognava mendicarlo tutti giorni ed un altro che parlava soltanto due parole in inglese. Finita la levata ho seguito Fr. Maurizio al “comedor” (refettorio) per somministrare le medicine. Mentre fr. Pietro distribuiva la colazione ai ventisette ospiti presenti, alcuni di noi la portavano ai tre allettati nelle loro camere.

Fr. Maurizio mi ha informato sull’orario delle s. messe, sia per noi che per gli ospiti. Nell’Hogar tre giorni alla settimana c’è la santa messa nella cappella, gli altri quattro giorni i fratelli vanno subito dopo la collazione degli ospiti al vicino monastero delle Trappiste, oppure alla sera dopo il vespro nella parrocchia di Tachina. Come prima esperienza ho scelto di andare al monastero con Fr. Pietro, perché chissà quando mi capiterà ancora l’occasione di sentire cantare così bene durante la liturgia eucaristica. Dopo la nostra colazione Fr. Maurizio mi ha chiesto di accompagnarlo a medicare gli anziani che erano a letto. Erano gravi con tante piaghe, quasi su tutto il corpo. Mentre li mendicavamo mi ha detto di stare attento, perché quello fra qualche giorno sarebbe diventato il mio servizio. Purtroppo dopo tre settimane, dei tre anziani allettati due di loro sono mancati. È rimasto Caro Pot – Pot, che era solo più pelle ed ossa. Ha vissuto ancora per altri due mesi, senza speranza di vedere il domani. Non riusciva a nutrirsi e bisognava idratarlo per infusione venosa.

Ogni giorno lo medicavo, anche se non migliorava. Aveva piaghe dappertutto e sembrava proprio il povero Lazzaro del Vangelo. Grazie a Dio, sono stato nel reparto “Padre Anglesio” con Fr. Gerolamo dove ho imparato a mendicare le piaghe. Nonostante le mie cure, un lunedì mattina dopo la collazione ci ha salutato per ritornare alla Casa del Padre. La cosa più bella è che tutti gli anziani mi hanno fatto capire che ognuno di loro ha la sua storia. La storia di una vita un po’ particolare fatta di sofferenza e tristezza, così anche per gli ultimi due che sono arrivati. Emilio è stato buttato fuori di casa da suo figlio, mentre Gallon è stata abbandonato dalla sua unica figlia e viveva sulla strada, ad Esmeraldas. Alla fine dei loro racconti ho capito che adesso sono felici, perchè hanno trovato un posto dove c’è qualcuno che li accetta, li ascolta e soprattutto si sentono amati. Questi “qualcuno” sono i miei fratelli: Pietro e Maurizio.

Però, il dolore è di casa in questo mondo e la storia di ognuno è sempre segnata dalla sofferenza.

Dopo qualche settimana ho dovuto accompagnare Fr. Maurizio all’ospedale in Esmeraldas, dove abbiamo portato Magdalena, una delle nonne ricoverate a Tachina. Magdalena era caduta in bagno procurandosi una sospetta frattura del braccio. Siamo arrivati all’ospedale alle dieci del mattina e vi siamo rimasti fino a sera. La povera Magdalena è stata tutto il giorno senza mangiare, con tanto dolore e senza potersi muovere. Come capita in quasi tutti i paesi poveri, tolto il letto se vuoi essere curato, i parenti devono provvedere al malato ogni cosa, anche i farmaci. Se devi essere operato devi comprare: ago, filo, bisturi e quanto necessita per l’intervento. Per comodità c’è una farmacia all’interno o nei pressi dell’ospedale. Fr. Maurizio ha provveduto tutto il necessario per curare la nostra nonna…

Questa esperienza è stata per me molto forte e formativa. I miei confratelli mi hanno insegnato cosa significa vivere l’abbandono alla Divina Provvidenza ogni giorno, dove la povertà è diffusa e spesso rasenta, se già non lo è, la vera miseria mettendo a rischio la sopravvivenza della persona.

Il nostro carisma ci spinge ad amare i poveri, una cosa pratica in Tachina. Non è solo un’attività “da fare”, ma prima di tutto è una dimensione da vivere! Una vita piena di amore per Dio, che si dimostra nel modo in cui trattiamo i poveri

Questo ho potuto vederlo anche nei servizi che svolgono le nostre suore, in particolare quando ho accompagnato Suor Lucia a Cochapamba, uno dei quartieri più poveri di Quito. Qui le suore hanno un servizio per dare qualcosa da mangiare ai più poveri. Il giorno prima di rientrare in Italia, sono andato con Suor Lucia per aiutarla nella distribuzione del “pranzo”. Ci sono due gruppi che vengono a mangiare: il primo sono anziani, il secondo sono i ragazzi più poveri della scuola elementare del “bario” (quartiere). Sono tutte persone che mangiano soltanto un pasto al giorno. Alcuni di questi anziani mangiano solo metà del pasto e portano a casa l’altra metà. A tal vista ho condiviso con loro una parte del mio pranzo che ci eravamo portati per noi.

Questa missione apostolica dei miei fratelli è un dono dello Spirito, una testimonianza della loro vita intima con Dio. Un amore per Dio che è nel loro cuore e che si manifesta nell’amore per i poveri. Posso dire che ho sperimentato la qualità missionaria dei miei fratelli, che è una grande sfida per me. Veramente l’amore di Gesù ha dato loro gli occhi e il cuore, che sono capaci di guardare e amare il mondo senza giudicarlo.

La cosa più importante che ho visto a Tachina in questi tre mesi (un brevissimo tempo!) non è tanto l’abilità e la competenza dei miei fratelli nelle loro attività, ma è proprio la condivisione di vita con i poveri, che gridano cercando qualcuno che li ascolti.

Ringrazio la Divina Provvidenza per avermi donato questa esperienza ed in modo particolare per il dono di grazia di avermi chiamato a servirlo nei poveri. E se al Signore piacerà rimandarmi a Tachina, sarò felice di ritornarci sperando di rimanerci non solo per tre mesi. Deo Gratias!

Ciao Tachina, spero che ci rivedremo presto!


Fr. Robert



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