Tachina

sabato 7 giugno 2008

Non solo anziani

Come ovunque anche in Ecuador i bisogni sono molti e tante le persone povere.
Noi qui a Tachina accogliamo e assistiamo anziani in stato d’abbandono e non piú autosufficienti. Per la veritá non tutti sono anziani: Luis, per esempio, ha solo 47 anni, ha una disabilitá mentale grave e l’abbiamo accolto dalla strada perché non ci sono altre strutture in grado di farlo. Tra gli altri “giovani”, Mina, Zamorra, e Wilson hanno rispettivamente 64, 60, e 54 anni.
Ultimamente peró ho vissuto un paio d’esperienze, che mi hanno fatto molto riflettere e mi hanno messo un po’ in crisi, chiedendomi cosa veramente il Signore vuole da noi.

La prima:
le suore indiane di Atacames ci segnalano un caso disperato di un giovane handicappato mentale e fisico, da mesi allettato e ora con piaghe da decubito. “In automatico”, rispondiamo che l’Asilo non é un posto per giovani. Tuttavia essendo io infermiere e avendo in casa medicine e ausilii sanitari, mi rendo disponibile per una visita a domicilio ed eventualmente qualche consiglio. Fissata quindi una data, quel giorno porto con me antibiotici, analgesici e tutto il necessario per medicazioni. Ad Atecames una suora mi aspetta e andiamo insieme a vedere il giovane. A pochi chilometri dalla cittá ci fermiamo davanti ad una fatiscente palafitta di legno.
Mi si presenta davanti una scena che mai piú dimenticheró!
In un pagliariccio giace un giovane tra i 25 e 30 anni. Chiaramente handicappato e denutrito. L’odore di urina, escrementi e necrosi é nauseante. Mi faccio coraggio e mi avvicino al giaciglio nell’angolo dell’unica stanza dove, accanto al malato, una adolescente in lacrime sta cercando di fare qualcosa.
“É sua sorella - mi dice la suora - unico familiare rimasto”.
Con titubanza li saluto, mi siedo sul letto, provo a bisbigliare qualcosa. Il giovane non risponde. Con il permesso della suora e della sorella, lo scopro e lentamente lo giro: le piaghe a livello sacrale giá raggiungono l’osso. Feci e pus. Talloni, gomiti, scapole, colonna vertebrale...tutta una piaga!
Mi alzo, mi giro e dico alla suora: “Lo prendo... Subito!”
La suora gentilmente mi mette una mano sulla spalla e con calma mi dice: “Hermano, escucha! Forse ti sei lasciato prendere dalla situazione che certamente non t’aspettavi cosí drammatica. Ti capisco. Ma non ti sei reso conto che questo giovane sta agonizzando. Diamogli una pulita, sistemiamolo bene e lasciamolo qui con sua sorella. Una mia suora piú tardi porterá loro qualcosa da mangiare... Tu telefonami domani mattina. Se sará ancora vivo ci organizziamo per portartelo”. Quella stessa notte il giovane morí!

La seconda esperienza:
Irene é una fisioterapista italiana che svolge l’anno di servizio civile ad Esmeraldas con l’OVCI (Organismo di Volontariato per la Cooperazione Internazionale).
Da quest’anno una volta al mese viene da noi per addestrare Junior, un nostro operatore, con alcune nozioni pratiche basilari di fisioterapia per i nostri anziani.
Da tempo segue un ventenne, paraplegico a causa di un colpo di pistola, ora con decubiti : “Dovresti venire a vederlo - mi dice Irene - tu sei infermiere, potresti aiutarci. Anzi, se lo accogliessi per un po’ da te magari le piaghe guarirebbero”.
Fissiamo un giorno e Irene mi accompagna alla casa del giovane, una casa in legno di un popoloso e pericoloso quartiere di Esmeraldas. Del ragazzo si prende cura la mamma.
Le piaghe sono profonde, ma pulite.
Avrebbe bisogno almeno di un materassino antidecubito e di una carrozzina, le piaghe dovrebbero essere esposte al sole alcune ore al giorno in un ambiente salubre; naturalmente, necessiterebbe di una dieta ricca di proteine e zuccheri.
Il giovane é scaltro ed intelligente, alla proposta di venire per un periodo all’Hogar si dimostra titubante: “Ma lí son tutti vecchi, e poi nessuno mi cura meglio della mamma!”.
Ha ragione.
Non insisto. Irene dá alla mamma qualche consiglio su come posizionare il ragazzo e io gli lascio del materiale per le medicazioni.
Ritorno alla domanda iniziale: cosa avrá voluto dirmi il Signore presentandomi queste due persone?
É vero noi siamo sempre pochi e... “tirati”, peró Gesú ha detto che “a chi ha sará dato”. Se sappiamo “rischiare” con nuove iniziative a favore dei piú poveri, Lui, presente in loro non tarderá a darci l’aiuto necessario sia economico che in risorse umane.
Ciao a tutti.
Maurizio

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