Tachina

venerdì 6 giugno 2008

Brother John Bosco


Mi ricordo tutto, come se fosse successo ieri. Era domenica quel 5 giugno 2005. La mattinata all’ospedale era stata terribile: un cesareo, un raschiamento, moltissima gente. Beppe era in Italia.
Vado a pranzo alle 14.30. Ero solo e arriva, con il suo sorriso abituale, Fr. Giovanni, ad informarmi che sarebbe uscito per una passeggiata, come sempre faceva ormai da anni la domenica pomeriggio. “Prendi pure la macchina, se vuoi”, gli dico affamato e assonnato. “No, grazie, prefesico fare due passi al fiume qui vicino, cosí se hai bisogno puoi chiamarmi”. Aveva una borsetta di plastica blu con dentro alcuni “mandasi”, frittelle dolci, per i suoi amici. Al cancello un gruppetto di bambini lo stavano aspettando da ore. Come sempre!
Alle 15.00 vado a riposare un po’: appena entro in camera sento dei bambini che mi chiamano dal cortile. Un po’ infastidito mi affaccio dal corridoio del primo piano. “Vieni subito, Brother John é stato punto dalle api!”. Bene, penso, cosí la prossima volta saprá che lí é meglio non andare. Sorridevo tra me pensando che un paio di settimane prima era arrivato con la faccia edematosa... per un morso d’ape!
Mi butto sul letto quando i bambini mi richiamano. Erano ancora lí, fermi nel cortile, chiaramente agitati, e mi ripetono la stessa cosa: “Fr. Giovanni, Fr. Giovanni é stato attaccato e punto dalle api, noi siamo scappati, ma lui é lí! Njó, njó, tu, njó! (vieni, per favore, vieni!)”. Bene, penso proprio sia meglio andare. Ormai il riposino...

Prendo la mcchina per fare piú velocemente, c´é ancora tanto lavoro giú all’ospedale... Al cancello trovo insapettatamente Luka, un nostro operaio della shamba, con la pompa in mano. Aveva sentito il fatto dai bambini, e allarmato si era preparato: maschera, veleno, stivali. “Tu non sai quanto siano pericolose le api selvatiche”, mi dice. Chiamo anche un’infermiera con del cortisone iniettabile, non sia sa mai... Anche Fr. Lorenzo arriva attratto da tutto questo movimento. “Vado io”, mi dice, “tu magari hai da fare qui”. Bene, grazie. Gli dó la macchina...
Strano, sono le 16.00 e non sono ancora arrivati... Arriva invece John Peter, il parroco, agitato: “Dammi una macchina, poi ti spiego”. “Bene, prendi l’altra macchina. Tanto é vicino!” .
Alle 16,30... Dio mio!
Arriva il prete e nella macchina Fr. Giovanni morto, gonfio, irriconoscibile. Fr. Lorenzo respira male, non ha pressione arteriosa, é pieno di pungiglioni. Momento di panico, tutti gridano, parlano, si agitano. Dio mio, dammi la forza di mantenermi calmo e di saper vivere e organizzare anche questo drammatico momento. Lorenzo é vivo. Devo prendere in mano la situazione, devo farmi forza.
Mando a prendere il dott. Ogembo, che con un paio di infermiere pensa a Lorenzo in room 17. Incarico Fr. Lodovico con i postulanti di allestire una stanza in casa Fratelli per Fr. Giovanni. Io mi attacco al telefono. Prima telefonata a Torino, casa madre, sento Fr. Roberto che si incarica di informare Fr. Giuseppe, il superiore generale, che si trova al momento in Ecuador, Fr. Beppe e i parenti di Fratel Giovanni. Seconda telefonata all’ospedale di Chogoria per ricoverare urgentemente Fr. Lorenzo. Terza telefonata all’ospedale di Nkobu per portare il corpo di Fr. Giovanni.
Intanto la notizia si diffonde a macchia d’olio. Iniziano ad arrivare a decine missionari e suore dalle missioni vicine, dalla diocesi. E gente, tanta tanta gente. Organizzo il lavoro all’ospedale: parti, bimbi anemici, trasfusioni, visite, giro letti, laboratorio paralizzato. Tutti mi chiamano da tutte le parti. Molti piangono. Il telefono squilla in continuazione. Giú all’ospedale muore un bambino, un parto riesce bene ma la mamma sanguina molto. Devo star calmo, concentrarmi, non perdere le staffe. Devo non pensare a Giovanni, ma a Lorenzo. Devo organizzarmi. Devo fermarmi un momento, isolarmi per pregare lo Spirito Santo. Mi chiudo cinque minuti in camera. Non rispondo a nessuno. Le lacrime mi scendono lentamente, ho un nodo in gola, i nervi a fior di pelle. Vorrei gridare, urlare. Fr. Giovanni, mi pare di vederlo di fronte a me. Allora, caro fratello, aiutami a pregare...
Spirito di sapienza, vieni in mio aiuto... Esco dalla stanza e... un novizio stia al telefono, uno al cancello a dare notizie, rispondere a tutti, non faccia entrare nessuno (arriva il vicario della diocesi); il dott. Ogembo organizzi il lavoro all’ospedale; Fr. Lodovico con due novizi pensi a vestire Fr. Giovanni; il parroco, vada a Chogoria con un’infermiera, lí stanno giá aspettando Fr. Lorenzo. Il marito di un’infermiera stia a disposizione come autista. Spirito di fortezza, scendi su di me. Spirito di pietá... Fr. Giovanni, sei sempre stato al mio fianco nei momenti cruciali della mia scelta. Fin dagli inizi, ad Alba, dove eri superiore e io volontario. Tu hai visto l’alba della mia vocazione, io oggi il tramonto della tua. Sono l’ultimo fratello che ha parlato con te. Spirito di sapienza, scendi su di me. Spirito di intelligenza e di consiglio, scendi su di me... Con te la vita fraterna era una festa. Aiutavi ad essere sereno. E ora, pensare che tu sei giá con quel Dio al quale giá avevi dato tutto...
Le ore passano lentamente, pian piano ritorna la calma. Arriva la polizia che vuole aprire un’indagine. “No, guardate, non c’é nessun colpevole. Uno sciame d’api si é riversato sul fratello. Sono le uniche responsabili della sua morte. Il medico lo puó confermare”. Da Torino, vengo informato che Beppe prenderá il primo volo per Nairobi, arriva domani. Anche Fr. Giuseppe arriverá dopodomani da Quito.
Ore 22.30, mi ritrovo in cappela, il silenzio africano, la lucerna del Santissimo, la stanchezza. Mi sembra di sentire il camminare e la voce di Fr. Giovanni, che a quest’ora chiudeva la porta dell’ufficio. Mi ritrovo a piangere.
Nel lontano 1982, un giorno di agosto mi aveva detto: “Qualunque scelta tu farai, sappi che io ti accompagneró con la mia povera preghiera. E soprattutto sappi che tutto é dono!”. Tutto é dono, caro Giovanni, anche questa giornata cosí incredibilmente drammatica!
6 giugno. Mi telefonano da Chogoria: Fr. Lorenzo sta bene, ancora poche ore di osservazione e puó rientrare. Deo gratias! Fr. Beppe é giá a Nairobi. Deo gratias! Fr. Giovanni é all’obitorio di Nkobu. L’ospedale viaggia con il solito ritmo.
Si stanno programmando i funerali. Si faranno nel cortile dei buoni figli. Fr. Giovanni riposerá nel nostro cimitero, vicino ai suoi cari disabili. Cosí voleva e cosí sará.
Ai suoi funerali, una folla oceanica. Sacerdoti cottolenghini, missionari, giovani, anziani. E bambini, tanti, tantissimi bambini. Quelli che lo chiamavamo “amigo”. Quel giorno chiudono le scuole del distretto. É un giorno di lutto.
Pian piano torna la normalitá.
Con un grande vuoto peró, lasciato dall’indimenticabile “amigo” br. John.

Fratel Maurizio


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