Tachina

lunedì 7 aprile 2008

Tra fede e...stregoneria!

Efren é l’ultimo arrivato all’Asilo.
Dormiva in una panchina di un parco pubblico ad Esmeraldas. Un’artrosi terribile e dolorosa lo ha quasi immobilizzato. Cammina a stanto con l’ausilio di due bastoni. L’inserimento é stato difficile. Peró mangia e giá inizia a familiarizzare con gli altri ospiti.
Il 24 Marzo qui all’Hogar muore Pot-Pot: un vecchietto simpatico da lungo tempo allettato.
Efren non lo ha mai visto e, stranamente, non partecipa nemmeno al funerale. Quel giorno non mangia e non si alza dal letto.
Anche il giorno seguente non si nutre e passa tutto il giorno a letto. E cosí per quattro giorni. Alla mia domanda :”Come stai? Cosa c’é che non va?” La risposta é sempre :” Soffro di malaire”.
Reduce di una lunga esperienza africana, lo curo per…la malaria. Nulla cambia, Efren non mangia.
Solo al quinto giorno, preoccupato per la chiara disidratazione dell’ospite, chiamo il dottore, che tra il serio e il faceto mi spiega che qui quando uno muore si pensa che il suo “spirito cattivo” entri in un’altra persona causandogli dei disturbi psico-fisici quali depressione, insonnia, inappetenza, vomito, vertigini… Questa sindrome la chiamano “malaire”, letteralmente “aria malata”.
“E come la curiamo ora questa “malaire?” gli chiedo esterefatto. “Bisogna portarlo da un “medico tradizionale”-mi risponde il medico- che con dei riti particolari scaccia lo spirito cattivo”.
Io sorrido e non so proprio che fare. Al che il medico mi dice:” Escuche hermano! Qui non si tratta di credere o meno a queste cose. Qui l’unica cosa certa é che se vogliamo che il nostro nonno ricominci a nutrirsi, devi portarlo da una di queste curatrici tradizionali. Anche a Tachina ce ne sono tre.
Subito chiedo ad Efren se conosce qualcuno che possa “gurirlo”. “ Sí,- mi dice- io e i miei siamo sempre andati dalla “Con-madre” al bario Nuevo Mexico di Esmeraldas.
E cosí che il giorno dopo alle ore 10,45 mi trovo in una stanza semi-buia assieme al mio “ammalato”, ad una assistante sociale che ci accompagna e a questa “doctora”.
Anziana, obesa, asmatica e con un vestito rosa-pallido (che un tempo dev’essere stato rosso-carminio!), questa “guaritrice” in una lingua che non comprendo, ripete senza pause formule, preghiere e ritornelli. Con una cordicella tocca Efren in tutto il corpo e alla fine facendogli domande molto personali sulla sua infanzia e la sua famiglia gli spalma dei liquidi sul petto e le spalle. Quest’ultima parte del rito dovró ripetrla io a casa ancora per un paio di giorni.
Raccontando questa esperienza a collaboratori e amici, ho notato come qui quasi tutti siano ancora profondmente ancorati a queste credenze. “Del resto – mi diceva un nostro operaio – voi in Europa seguite oroscopi e maghi, e noi qui abbiamo le nostre credenze”. É in questo ambiente culturale che sono stato chiamato a vivere. Rispetto fedi e credenze di tutti, iniziando da quelle dei miei “abuelitos”.
Peró mi chiedo come far capire a questa mia gente che la fede in Gesú Cristo e nel Suo Vangelo é tutta un’altra cosa!


Fratel Maurizio


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