Tachina

lunedì 21 aprile 2008

Appena Beppe mi ha informato della morte di Jamlick ho provato la stessa sensazione giá vissuta anni fa alla notizia della morte di Jane p.o..
Una sensazione strana, come un “vuoto” interiore, difficile da descrivere. É come se un pezzetto della mia vita se ne fossa andato con loro.
Conoscevo bene Jamlick. Ancora prima che iniziasse a lavorare da noi, con Lorenzo l’avevamo adocchiato e osservato mentre lavorava a Mujua. Un bravo falegname, davvero.
Maturó cosí l’idea di chiedere a Daniele, l’italiano responsabile della carpenteria di quella missione, se ce lo dava. Cosí Jamlick ha iniziato a lavorare a Chaaria.
I tanti mobili fatti da lui sono sotto gli occhi di tutti; direi che lavorava all’italiana!
Jamlick era un ragazzo simpatico, aperto, socievole e sereno. Con lui legavano tutti: non mancava mai una parola, uno scherzo, un invito.
Come tanti altri operai del Centro anche lui era ormai parte integrante dalla grande famiglia del “Cottolengo Mission”. Molto piú di un semplice operaio, era un amico.
Si ricordava volentieri dei tanti volontari passati a Chaaria e spesso chiedeva come stavano. Mi stupiva come si ricordasse il nome di molti di loro, anche dopo molto tempo.
Poi le prime crisi ipertensive. Cosí giovane ci preoccupava molto, ma il buon Beppe alla fine riusciva sempre a rimetterlo in carreggiata.
Quando l’ho salutato prima di lasciare Chaaria, mi ha regalato uno di quei suoi sorrisi che non si dimenticano, e poche parole che porto preziose nel cuore.
Stamane alla Messa festiva l’ho ricordato con i miei nonni di Tachina: ho parlato loro di Jamlick Koome e mi sono anche commosso.
Questa mia commozione, in questo Paese cosí lontano dal tuo, sia il mio saluto e il mio grazie, caro Jamlick.
Il Signore ti ha voluto ancora giovane con Lui. Lasci una moglie e una figlia che adoravi.
Lui, il Signore della Vita, ancora una volta ci aiuti ad accettare i Suoi piani spesso cosí incomprensibili e misteriosi per noi.

Il tuo amico brother Moris


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